
Bucintoro del 1606
Sappiamo dai documenti che nel 1601 venne costruito un altro Bucintoro, per volere del doge Marino Grimani, che costò allo Stato ben 70.000 ducati. La barca fu inaugurata nel 1606, nel giorno dell’Ascensione, dal neo eletto doge Leonardo Donà. A soprintendere i lavori fu il Sovraprovveditore all’Arsenale Marco Antonio Memmo, il quale fece realizzare un’opera talmente sontuosa, bella e ricca che gli elogi – nonostante la spesa – furono unanimi. Gli intagli che ornavano l’imbarcazione furono realizzati dai fratelli bassanesi Agostino e Marcantonio Vanini, i quali scolpirono, tra gli altri pezzi, le statue di Marte e della Giustizia a prua e i due leoni marcapiani a poppa. La modifica più importante, rispetto alle barche precedenti, riguardava la “palmetta di prua”, non più coperta dal tiemo, ma aperta per poter ospitare i comandadori con le insegne. Un’altra modifica fu l’abolizione della porta che dava accesso alla grande sala ove risiedevano i patrizi. Infine, il tiemo divenne fisso e il suo interno fu riccamente decorato con complessi bassorilievi a soggetto astrologico. Anche l’addobbo interno, dunque, era fastosissimo, realizzato con materiali e stoffe assai preziosi e rari. Ricoperta da un abito realizzato appositamente dalle monache di S. Daniele era anche la statua della Giustizia. Molte sono le documentazioni artistiche del Bucintoro seicentesco, che segna un’altra importante tappa della storia di questa imbarcazione per via della complessità e la preziosità dell’apparato decorativo che fu realizzato, che gli avvalsero anche una notevole fortuna letteraria (basti pensare, ad esempio, al testo di Donno L'allegro giorno veneto, 1627).
Introduzione
Il Bucintoro del 1311
Il Bucintoro del 1526
Il Bucintoro del 1727
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