
Bucintoro del 1526
Il Bucintoro del 1526 segna la seconda tappa importante della storia di questa barca in quanto, per volere del doge Andrea Gritti, si realizzano modifiche abbastanza rilevanti. E’ infatti con questa versione che il Bucintoro assume quelle caratteristiche sia dimensionali sia di ricchezza di addobbi che lo renderanno modello di riferimento per le versioni successive. Questo Bucintoro era infatti piuttosto grande, dotato di 42 remi, ornato da leoni a poppa e a prua; aveva due ponti, un ricchissimo fregio a bassorilievi sui fianchi e due “giardini” a poppa. Il tiemo era a volta a botte con la parte destinata al doge più alta. Copriva l’intera intelaiatura un tessuto rosso all’esterno e azzurro con stelle d’oro all’interno. Nel XVI secolo la copertura fu mobile. A prua era posta la statua della Giustizia, sotto alla quale sporgevano due speroni conclusi da mascheroni di dragoni (come nelle galee). La statua della Giustizia ci è giunta fino ad oggi ed è conservata presso il Museo Storico Navale di Venezia. Una elegante miniatura ci mostra per prima il Bucintoro del Cinquecento, raffigurando lo sbarco del doge Ziani al Convento della Carità. Poi, costituiscono documenti alquanto preziosi le incisioni di Giacomo Franco e quella di un anonimo del XVI secolo, nonché il dipinto di Sebastian Vrancsx e la stampa di Bolognino Zaltieri.
Introduzione
Il Bucintoro del 1311
Il Bucintoro del 1606
Il Bucintoro del 1727
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